p 216 .

Paragrafo 2 . L'incontro con la filosofia greca.
     
Un  altro  aspetto originale del cristianesimo in quanto  religione
nuova  (la  stessa  cosa  si riproporr con l'Islam)    costituito
dall'evangelizzazione    e   dalla   conversione.    Ogni    popolo
dell'antichit ha sempre avuto le proprie divinit che spesso hanno
condiviso il cielo con quelle dei popoli vicini, in alcuni casi  si
sono incontrate, in altri scontrate.
     I  Greci  e  i Romani, come  noto, hanno sempre mostrato  una
notevole  tolleranza  nei confronti delle religioni  diverse  dalla
propria,  accogliendo spesso nel loro Olimpo le divinit  di  altre
nazioni.
     Il popolo di Israele, invece, ha sempre considerato il proprio
Dio  come  l'unico  vero  Dio,  ha  combattuto  l'idolatria  e   il
politeismo al suo interno, ma dal momento che era stato  scelto  da
JHWH(14) per dominare il mondo, ha sempre confidato in Lui e  nella
sua  forza  e  mai  si  fatto carico di convertire  altri  popoli,
preoccupato soprattutto di conservare la propria purezza per essere
degno della missione attribuitagli da Dio.
     Ges  rivendica la sua "figliolanza" nei confronti del Dio  di
Israele ma al tempo stesso estende la paternit di quel Dio a tutti
gli uomini: il Figlio di Dio
     
     p 217 .
     
     riscatta dal peccato originale l'intera umanit e le indica la
via  della  salvezza.  Il  primo compito  dei  seguaci  di  Cristo,
affidato  loro da lui stesso,  quello di annunciare  a  tutti  gli
uomini la buona notizia (Evangelo).(15)
     Gli  apostoli assolvono questo compito e, dalla Palestina,  la
nuova  fede  si diffonde nelle numerose comunit ebraiche  presenti
anche  in  Grecia e a Roma e, attraverso queste, entra in  contatto
con la cultura e con la filosofia pagana(16).
     La visione ebraico-cristiana del mondo  profondamente diversa
da quella greca, diffusa ormai nell'intero bacino del Mediterraneo,
e  Paolo  di  Tarso,  come  abbiamo visto  nel  capitolo  Otto,  si
preoccupa di sottolineare questa diversit: la sapienza dei Greci 
follia  davanti  a Dio. Ben presto per appare un  elemento  comune
alla sapienza greca e a quella cristiana: la certezza della Verit.
Paolo condanna con estrema durezza la filosofia greca, perch,  pur
avendo   gli   strumenti  per  conoscere  il  vero   Dio,   lo   ha
rifiutato.(17) I Greci avevano conosciuto Dio perch si erano posti
il   problema  della  ricerca  della  Verit,  ma  non  lo  avevano
riconosciuto.
     Il cristianesimo, quindi,  la risposta alle domande che anche
i  Greci  si erano posti: "Che cosa  l'Essere?", "Che  cosa    la
Verit?".
     I  primi decenni di vita del cristianesimo sono occupati dalla
strutturazione  interna  del movimento,  dall'organizzazione  della
Chiesa,  e dalla definizione di un corpo di dottrine; essenziale  
stato  in  tal  senso il contributo di Paolo. Questa  sistemazione,
cio  la  definizione di norme che regolino la vita della  comunit
dei   cristiani  e  dei  princpi  fondamentali  del  nuovo   credo
religioso, rappresenta la risposta dei cristiani alla domanda  "Che
cosa  la Verit?", e non , come non lo era la tradizione biblica,
una  risposta  di  tipo razionale. Essa infatti  incentrata  sulla
divinit  di  un  uomo e sul carattere salvifico  della  sua  morte
cruenta  e  della  sua  resurrezione.  Tutto  questo  appare   alla
filosofia  greca  una  soluzione mitica al  problema  della  natura
dell'Essere.
     Per  controbattere  le  accuse  di  cui    fatto  oggetto   e
convertire  i  Greci, il cristianesimo deve acquisire una  "dignit
filosofica";  e questo  il compito che si assumono i  primi  Padri
apologisti.
     
Gli Apologisti.
     
Apologia,  come  si  sa,  vuol  dire difesa  e  Apologisti  vengono
chiamati  gli antichi Padri del cristianesimo,(18) impegnati  nella
difesa  della fede in Cristo dagli attacchi e dalle critiche  della
filosofia "pagana".
     
     p 218 .
     
     Individuato  il  "terreno  comune"  al  cristianesimo  e  alla
filosofia  greca,  che, come abbiamo visto,   rappresentato  dalla
certezza della Verit, i primi filosofi cristiani ripropongono  nei
confronti  della filosofia greca l'atteggiamento assunto  verso  la
tradizione  ebraica. Come tutta la storia di  Israele    vista  in
funzione della venuta del Messia, che finalmente si  incarnato  in
Cristo,  cos  tutta la storia della filosofia greca   vista  come
utile ricerca della Verit che finalmente viene rivelata da Ges di
Nazaret, Figlio di Dio e Figlio dell'uomo.(19)
     Tutto   quanto  ha  preceduto  la  venuta  del  Messia   viene
reinterpretato  in  funzione  di  quella  venuta,  che  diventa  la
discriminante  tra il Bene e il Male, tra il Cielo e l'Inferno:  la
cultura  pagana, cos duramente condannata da Paolo, trova una  via
di  riscatto.  Nel corso del Medioevo la sesto ecloga di  Virgilio,
scritta  per  la  nascita del figlio di un amico, diventa  annuncio
della  venuta  del Cristo; il cristianissimo Dante sceglie  proprio
Virgilio  come  guida  del suo viaggio nell'aldil  e  quando  deve
trovare  un  luogo  ove  collocare i sapienti  pagani  si  rifiuta,
nonostante  che abbiano misconosciuto il vero Iddio, di  collocarli
nell'Inferno  e  ce  li  fa incontrare nel Limbo,  insieme  ai  pi
innocenti fanciulli morti prima di ricevere il battesimo.
     Platone,  Aristotele,  gli stoici vengono  riletti  in  questa
nuova  luce:  ricercatori  del Vero che  finalmente    conoscibile
grazie alla testimonianza di Ges e alla fede in lui.
     L'attribuzione  alla  filosofia  greca  di  questo  ruolo   di
"battistrada"  apre  un  nuovo problema: il  rapporto  tra  fede  e
filosofia;  e immediatamente ne propone la soluzione: la  filosofia
ha  formulato  una serie di quesiti, ha posto molte  domande  e  ha
fornito  molte  risposte, ma la risposta definitiva, l'affermazione
incontrovertibile  della  Verit, si ha  con  la  fede  in  Cristo,
crocifisso   e   resuscitato.  La  filosofia    "condannata"   dal
cristianesimo  al ruolo di serva della fede. La  fede    la  fonte
della vera sapienza.
     Clemente  Alessandrino  esprime con estrema  chiarezza  questo
concetto:  "Come le discipline liberali sono utili alla  filosofia,
che    la  loro  signora,  cos pure  la  stessa  filosofia  guida
all'acquisto della sapienza. La filosofia  infatti esercizio verso
la sapienza, la sapienza poi  la scienza delle cose umane e divine
e  delle  loro  ragioni. La sapienza infatti    la  signora  della
filosofia"(20).
     
     p 219 .

     Un altro dei primi Padri, Origene, sottolinea che la filosofia
greca  pu essere un ulteriore strumento dimostrativo della  Verit
cristiana  e pu essere utile anche per difenderla, fermo  restando
che  il  cristianesimo ha al suo interno tutti  gli  strumenti  per
dimostrare  la propria Verit.(21) Data questa autonomia  e  questa
possibilit di autogiustificazione del cristianesimo, per  Origene,
comunque,  la  filosofia greca non rappresenta solo un  momento  di
preparazione  alla  Verit,  ma  pu  fornire  strumenti  nuovi  di
dimostrazione  - e quindi di diffusione - e di difesa  della  nuova
dottrina.   Si   apre   cos   esplicitamente   la   strada    alla
compenetrazione  fra i contenuti della nuova dottrina  religiosa  e
gli strumenti concettuali del pensiero greco.
     Anche   tra   i  Padri  c'  comunque  chi,  facendo   proprio
l'atteggiamento   di  Paolo  di  Tarso,  mette   in   evidenza   la
contrapposizione tra fede cristiana e ragionamento dimostrativo dei
Greci. Tertulliano, per esempio, insiste nel definire stoltezza  il
sapere  dei filosofi(22) e quindi nega ogni valore dimostrativo  al
ragionamento  razionale; la fede in Cristo ci impone di  credere  a
ci che  logicamente impossibile: la morte di Dio fatto uomo   la
verit somma del cristianesimo e al tempo stesso  il massimo della
illogicit (la morte non pu essere logicamente attribuita a  Dio).
L'impossibile  logico diventa per Tertulliano criterio  di  verit;
questa  sua  posizione  stata sintetizzata nella  frase,  che  per
altro  egli  non  ha mai scritto, credo quia absurdum  est  ("credo
perch  assurdo")(23).
     Anche  l'opera  di Tertulliano, tutta tesa alla  difesa  della
verit  dogmatica della nuova fede,  comunque una prova dell'ormai
inscindibile    legame   tra   cristianesimo   e   filosofia:    le
argomentazioni che egli usa e il suo stesso linguaggio sono infatti
mutuati proprio dalla filosofia.
     Favorevole  all'incontro  e  alla collaborazione  tra  fede  e
filosofia    invece Giustino che, pur non mettendo  ovviamente  in
discussione la superiorit del cristianesimo rispetto ad ogni altra
forma di sapienza,(24) usa la sua conoscenza
     
     p 220 .
     
     della filosofia greca e i procedimenti logici in essa presenti
per  dimostrare la funzione che i filosofi pagani hanno  avuto  nel
preparare alla venuta di Cristo e alla vera sapienza.
     Il  Lgos, secondo Giustino,  presente sotto forma di  "seme"
(Lgos   spermatiks)  in  tutti  gli  uomini:  per  questo   tutti
partecipano della medesima Ragione divina. Cos i filosofi greci  e
barbari  hanno  potuto  illuminare  gli  uomini  con  una  parziale
rivelazione di quella Verit che apparir nella sua interezza  solo
con la venuta di Cristo.(25)
     
La Verit e il Tutto.
     
Si  pu  dire  che  l'attivit  dei Padri  apologisti  sancisce  la
saldatura  fra  la  struttura concettuale del pensiero  greco  e  i
contenuti della nuova dottrina cristiana.
     Questo legame non nasce per solo per l'uso "strumentale"  che
i  primi  pensatori  cristiani intendono fare della  filosofia  dei
Greci.  In  realt alcuni aspetti essenziali della nuova  religione
possono  collocarsi senza contraddizione nello spazio aperto  dalla
filosofia.   Pi  che  una  pianta  "parassita"  che  si   rafforza
nutrendosi  dalla robusta pianta della speculazione filosofica,  il
cristianesimo instaura con quella pianta un rapporto  di  simbiosi:
il  suo  sviluppo,  o meglio la sua evoluzione e  il  rafforzamento
della  sua dottrina,  reso possibile dal rapporto costante con  la
filosofia  e  quest'ultima, anche quando  rivendicher  la  propria
autonomia,   non   potr,   per  secoli,  liberarsi   completamente
dell'influsso esercitato su di essa dalla religione cristiana.
     Come abbiamo gi visto, il primo aspetto del cristianesimo che
trova  una accoglienza naturale nello spazio della filosofia    la
ricerca della Verit, assoluta e incontrovertibile. Un altro  dato
dal  carattere  universale  che  si attribuiscono  sia  la  ricerca
filosofica  sia l'esperienza del cristianesimo: la filosofia  greca
nasce  mirando  alla scoperta del Tutto, i grandi sistemi  prodotti
dal pensiero greco si presentano come una spiegazione del Tutto che
  fondata  su  princpi universali; il cristianesimo    la  prima
grande  religione che si propone, fin dal suo nascere, quando  Ges
era  seguito da pochi discepoli sulle strade della Palestina,  come
messaggio a tutti gli uomini, universale, ecumenico.
     
Divisioni, conflitti ed eresie.
     
L'assunzione degli strumenti della filosofia per il rafforzamento e
la  difesa  della dottrina cristiana porta anche all'interno  della
nuova  religione  le contraddizioni che erano emerse  nella  storia
della filosofia. Giustino si rendeva conto che

p 221 .

la  filosofia, mirando alla soluzione di problemi universali, aveva
dato risposte contraddittorie e aveva pensato che la contraddizione
potesse  essere  eliminata  dalla  incontestabilit  della   Verit
rivelata.   In  realt  la  contraddizione    parte   organica   e
ineliminabile della riflessione filosofica greca - e non solo greca
-:  nata con i contrari di Anassimandro, formulata nella sua  forma
pi  chiara da Parmenide con la contrapposizione fra Essere e  Non-
essere,  esaltata  dalla sofistica, sottolineata  dalla  dialettica
platonica,  fatta  discriminante  logica  dal  principio   di   non
contraddizione  di Aristotele, essa entra con tutta  la  sua  forza
nella   riflessione  dei  pensatori  cristiani.  Solo  una   difesa
arroccata  del  dogma,  come  proponeva  Tertulliano,  la   fedelt
assoluta  all'insegnamento degli apostoli e la  negazione  di  ogni
sviluppo  e arricchimento dottrinario, avrebbero potuto salvare  la
Chiesa dalla contraddizione.(26)
     Le   differenziazioni  pi  significative,   all'interno   del
cristianesimo delle origini, si ebbero su due questioni dottrinarie
di  importanza primaria: il mistero della Trinit e  la  natura  di
Cristo.
     Il  carattere monoteistico del cristianesimo, nel solco  della
tradizione  ebraica,  fuori discussione, ma nei  Vangeli  troviamo
espliciti riferimenti alla tripersonalit dell'unico Dio.(27)
     La  possibilit  o  meno  della  molteplicit  dell'Uno    un
problema che potremmo definire tradizionale nella filosofia  greca:
c' chi ha negato tale possibilit (Parmenide), c' chi invece l'ha
ammessa,  ipotizzando  delle  forme di  rapporto  in  qualche  modo
gerarchico tra Uno e molteplice (la partecipazione all'Essere delle
Idee platoniche o le ipostasi di Plotino).
     Accettata la Verit rivelata dell'esistenza delle tre  persone
divine,  la  discussione tra i primi filosofi cristiani si  accende
sulla relazione che intercorre fra esse.(28) Le tre persone possono
essere "della stessa sostanza", oppure di sostanze
     
     p 222 .
     
     eterogenee  ma simili: insistendo sull'unicit della  sostanza
pu   svanire  il  carattere  trinitario  di  Dio,  mentre  mettere
l'accento sull'eterogeneit della sostanza pu condurre a negare la
pienezza   del  carattere  divino  di  tutte  e  tre  le   persone.
All'interno  di questa discussione  molto importante la  posizione
assunta  da  Ario, perch sta alla base di un'eresia, l'arianesimo,
che attraversa i primi secoli della storia del cristianesimo.
     Ario  sosteneva  che  le  tre persone della  Trinit  sono  di
sostanze diverse e che solo il Padre  "Dio a pieno titolo", eterno
e  increato,  mentre  il Figlio  la "prima  creatura"  del  Padre,
antecedente  alla creazione del mondo, ma non eterno, strumento  di
mediazione nella creazione (come il Demiurgo platonico), che  si  
poi  incarnato nell'uomo Ges, prendendo il posto della sua  anima.
Lo Spirito, anch'esso creato,  inferiore al Padre e al Figlio.
     All'interno  della  dottrina  di  Ario  nasce  l'altra  grande
questione   che  travaglia  il  cristianesimo  delle  origini:   la
questione cristologica, cio la disputa sulla natura di Cristo.
     Ges,  secondo  l'arianesimo,   caratterizzato  dalla  natura
umana,    cio un uomo, la cui anima  stata sostituita dal  Lgos
divino;  Nestorio,  patriarca  di  Costantinopoli,  preoccupato  di
riaffermare  la  natura divina di Cristo senza  negarne  l'umanit,
sostiene che in lui coesistono le due nature, ma anche due persone;
Cirillo,  patriarca  di Alessandria, in polemica  con  Nestorio,  
convinto  che  Ges  sia una sola persona,  gettando  le  basi  per
l'affermazione  del  monofisismo  (mnos,  "una  sola"  e  phy'sis,
"natura"),  che sostiene il carattere esclusivamente  divino  della
natura di Cristo.
     Contro  le  varie  eresie  prese  posizione  il  Concilio   di
Calcedonia (451), che afferm la presenza della natura divina e  di
quella umana nell'unica persona di Cristo.(29)
     La  definizione  della  dottrina  del  cristianesimo  comincia
attraverso  l'affermazione di una serie di dogmi,  cio  di  verit
indiscutibili  affermate  come tali "per  decreto".  Queste  verit
costituiscono  l'ortodossia (la giusta posizione)  e  diventano  la
discriminante  per individuare le eresie (la parola  greca  aresis
significa "scelta"): la verit dogmatica non lascia possibilit  di
scelta,   chi   la  rifiuta  "scegliendo"  un'altra   posizione   
automaticamente nell'errore.

